Dopo mesi di violenze e stragi lungo la Striscia di Gaza, il conflitto rischia di diventare il più lungo nella storia di quel territorio, in un contesto internazionale segnato da incertezze, silenzi e priorità distanti.
Dopo 2 anni, a Gaza l’aggressione israeliana continua senza una chiara prospettiva politica, e la popolazione civile paga il prezzo più alto. La brutalità dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 non più una giustificazione sostenibile.

Si parla di oltre 64mila morti accertati tra la popolazione palestinese (ma il numero potrebbe essere motto più alto): quasi 19mila sono bambini (il 31% del totale), oltre 10 mila sono donne. Il resto sono uomini in età da lavoro e anziani, che da mesi lottano e muoiono per difendere le loro famiglie. Oggi, il conflitto a Gaza è diventato una priorità umanitaria.
Ogni giorno sono decine i civili uccisi, molti di loro in fila per recuperare un po’ di cibo, altri sono volontari che prestano soccorso, altri ancora giornalisti (oltre 240 i reporter uccisi dall’inizio del conflitto). Gli aiuti umanitari, alimentari o medici, da mesi non arrivano all’interno della striscia di Gaza. Negli oltre 400 presidi realizzati attorno a Rafah da Ong collegate all’ONU e all’UNRWA, sono fermi oltre 6mila camion di materiale sanitario, cibo, generi di prima assistenza.
Recentemente FAO e UNOSAT hanno comunicato come nella Striscia di Gaza sia disponibile meno del cinque percento dei terreni agricoli, aggravando ulteriormente la produzione alimentare e acutizzando il rischio di carestia nella regione, ripetendo pochi casi nella storia recente, la Somalia nel 2011, il Sud Sudan nel 2017 e 2020 e il Darfur nel 2024.
E da questa profonda e dolorosa riflessione che nasce il progetto “Pane per Gaza”, promosso e sostenuto da Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, organizzazioni sindacali del settore agroalimentare, per dare il proprio fattivo contributo a sostegno della popolazione palestinese colpita dal massacro in corso.
L’obiettivo è destinare risorse economiche per l’acquisto di generi alimentari e per sostenere i progetti in loco del Patriarcato latino di Gerusalemme, guidato da Mons. Pierbattista Pizzaballa, e delle associazioni Emergency e Save The Children, coinvolte nel progetto.
Le risorse arriveranno da Fai, Flai e Uila e dalle lavoratrici e lavoratori del settore agroalimentare, invitati a donare il valore economico corrispondente a un’ora del proprio lavoro, per sostenere la causa. Altrettanto saranno invitate a fare le aziende, corrispondendo l’equivalente di quanto donato liberamente dai propri dipendenti.
Un piccolo gesto, segno di responsabilità e solidarietà, per non abbassare mai l’attenzione su quanto si sta consumando sotto gli occhi di tutti e sotto la troppa inerzia delle istituzioni.
Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil