“Diocesi e Uila insieme per il rispetto delle lavoratrici e dei lavoratori”. Il sindacato dei braccianti della Uila Lega comunale di Viterbo con il segretario generale Antonio Biagioli, il vicario episcopale per la Pastorale Sociale, don Paolo Chico e il direttore dell’ufficio di Pastorale Sociale, lavoro e custodia del Creato Jacopo Giammatteo firmano il patto di solidarietà sociale con l’adesione dell’organizzazione degli operai agricoli della Tuscia al progetto Sportello di orientamento al lavoro della diocesi.
“Il patto di responsabilità sociale – sta scritto nell’accordo – prevede la collaborazione tra l’ufficio di Pastorale Sociale, lavoro e custodia del Creato, il progetto Policoro di Viterbo e la Uila Lega comunale di Viterbo al fine di promuovere e valorizzare sul territorio della città e della provincia di Viterbo il rispetto delle lavoratrice e dei Lavoratori in quanto persona umana, attraverso la tutela della libertà e della dignità della donna e dell’uomo, della lavoratrice e del lavoratore, nello svolgimento delle sue mansioni, evitando l’utilizzo di lavoro infantile o minorile, discriminazioni basate su opinioni politiche, religione, razza, sesso, nazionalità, età, orientamento sessuale, stato di salute e in genere qualsiasi caratteristica intima della persona umana”.
Il patto, tra gli altri punti, prevede inoltre, come sta scritto nell’accordo siglato oggi, “il rispetto della legalità e il contrasto al lavoro nero, la formazione professionale delle lavoratrici e dei lavoratori, il rispetto dello sviluppo sostenibile personale e comunitario, il rispetto della qualità di prodotti e servizi, la sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, tutelando l’integrità psico-fisica della persona, con particolare attenzione al superamento delle barriere architettoniche, la concorrenza leale e un mercato corretto tra le imprese agricole, il sostegno alla comunità diocesana, garantendo il supporto allo sviluppo della stessa, il rispetto e la tutela dell’ambiente e il rispetto della privacy e dei dati personali delle lavoratrici e dei lavoratori, così come delle richiedenti e dei richiedenti lavoro, contrastando ogni tipo di divulgazione non autorizzata”.







