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LO STRISCIONE REMIGRAZIONE VA TOLTO

Esprimiamo la più ferma condanna nei confronti dello striscione “Remigrazione” in piazzale Gramsci a Viterbo. E la richiesta è semplice: quello striscione va tolto.

Piazzale Gramsci, luogo di transito e di incontro quotidiano per centinaia di cittadini, lavoratori, studenti e famiglie, non può e non deve diventare la cassa di risonanza per narrazioni che mirano a delegittimare la presenza delle comunità internazionali, persone che vivono, lavorano e contribuiscono ogni giorno alla crescita economica, sociale e culturale del nostro territorio.

La teoria e lo slogan della “remigrazione” rappresentano un approccio ideologico pericoloso, che tenta di ridurre problemi complessi come la gestione dei flussi migratori e l’integrazione a soluzioni discriminatorie ed economicamente e socialmente insostenibili.

La storia realtà economica dimostra come il tessuto sociale e produttivo sia strettamente legato al contributo di lavoratori e famiglie nati all’estero.

Trattare l’immigrazione esclusivamente attraverso l’ottica del rifiuto e dell’espulsione ignora i diritti fondamentali delle persone, la dignità umana, così come indebolisce i valori costituzionali di solidarietà e uguaglianza su cui si fonda la Repubblica democratica italiana e la sua Costituzione.

Chiediamo pertanto un impegno comune da parte di tutte le forze politiche, sociali e civili della città di Viterbo per respingere ogni forma di provocazione e per promuovere invece politiche concrete di inclusione, rispetto della legalità e della coesione sociale.

Viterbo è e deve rimanere una città aperta, inclusiva e solidale, capace di affrontare le sfide del presente con senso di responsabilità e rispetto della dignità di ogni individuo.

LE DUE CITTA’ DI VITERBO

Una città divisa in due da un fiume invisibile. Un tempo c’era l’Urcionio. Lo spirito del profondo. Poi, negli anni ’30, il fiume è stato tombato ed è diventato via Marconi. Oggi quell’asse d’asfalto non è soltanto una strada, ma un confine sotterraneo che divide Viterbo in due mondi distinti, finendo poi per riversarsi a valle, nell’imbuto di Faul.

Via Marconi

Da un lato la città turistica e monumentale; dall’altro quella multietnica e in continua trasformazione, un inconscio urbano che chiede di essere riconosciuto e di prendere la parola.

A sinistra del boulevard, tra via Bianchi e piazza della Repubblica, la stabilità della storia, della memoria e della tradizione. A destra il fermento plurale del futuro. In mezzo il Sacrario dove le sostanze si uniscono in una miscela omogenea, combinata e turbolenta. Il segno dove le onde si infrangono e l’acqua torna indietro.

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