“La Uila di Viterbo è a disposizione dei lavoratori per tutelare tutti i loro diritti”. A dichiararlo è il segretario della Uila lega comunale di Viterbo Antonio Biagioli dopo la notizia della richiesta di rinvio a giudizio dei fratelli Alberto e Stefano Calevi. Richiesta che chiude l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Massimiliano Siddi sulle condizioni lavorative dei braccianti dell’azienda agricola Fratelli Calevi.
“L’accoglienza è un diritto – dice Biagioli –. Un diritto umanitario, un diritto sancito dall’ordinamento giuridico italiano. Ma ogni volta si sollevano problemi di sicurezza, a Viterbo, così come in altre zone della provincia, non da ultimo Ronciglione. Come se i centri fossero covi di delinquenza, anziché luoghi dove si dà una speranza di vita a persone che scappano da situazioni di povertà, guerra, disperazione. Persone che, prima di arrivare in Italia, vivono spesso la tragedia del deserto, dei campi di concentramento in Libia, della traversata del mar Mediterraneo. Lasciando, dietro di sé, il più delle volte, amici, parenti, familiari morti durante il viaggio”.
“I centri di accoglienza sono un diritto – ribadisce Biagioli – che le istituzioni hanno il dovere di tutelare. Giusto il confronto con la popolazione e con i quartieri. Ma quest’ultimo deve portare a misure di inclusione, non di esclusione dettate il più delle volte da pregiudizi e non da riscontri concreti”.
“Le persone accolte – prosegue poi Biagioli – rappresentano poi una risorsa per il territorio. Un territorio spesso senza lavoratori, un territorio che si sta sempre più spopolando e invecchiando. Un territorio che deve costruire il proprio futuro. A partire dal confronto, non dalla paura”.