La tragedia di Ceuta ci riguarda da vicino. Anche nella Tuscia, dove ogni giorno incontriamo studenti, lavoratori e famiglie provenienti da molti Paesi.

Tra il 30 e il 31 luglio 2026 oltre ottanta persone sono morte nel tentativo di raggiungere Ceuta, città autonoma spagnola sulla costa del Marocco, porta d’accesso al territorio dell’Unione europea.
Migliaia di giovani hanno cercato di raggiungerla a piedi, a nuoto o con mezzi di fortuna. Restano aperti molti interrogativi sulla dinamica della vicenda. Diversi sopravvissuti, appena arrivati, hanno gridato una sola parola: lavoro. Non cercavano soltanto di attraversare una frontiera. Cercavano un lavoro e, con esso, la possibilità di immaginare un futuro.
